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MONDO
Milei, un presidente Ponzi: soggettività, finanza e mascolinità
Cosa significa quando sono i primi ministri a inventarsi influencer per “creare” fiducia nell’investimento in un asset digitale? Cosa c’entra questa frode speculativa con un modello di mascolinità che scommette sul rischio?
Venerdì 14 febbraio sera, mentre alcuni festeggiavano San Valentino, il presidente Javier Milei ha utilizzato il proprio account ufficiale per promuovere e invitare a investire in una meme coin chiamata Libra: ovvero una criptovaluta ispirata a un meme. Sembra uno scherzo ma non lo è. All’inizio, la gente ha pensato che l’account fosse stato hackerato, ma era tutto vero. Queste valute che operano nell’universo cripto si caratterizzano per essere investimenti ad alto rischio e avere movimenti altamente volatili. Javier Milei ne ha utilizzata una per trasformare l’account presidenziale in una piattaforma pubblicitaria vera e propria.
La truffa della criptovaluta
Si suppone che il Presidente abbia voluto imitare il gesto di Donald Trump di creare una propria criptovaluta, solo che il lancio negli Stati Uniti è avvenuto prima dell’insediamento da Presidente ed è stato effettuato dai figli di Trump (un paio di misure di sicurezza non da poco). In seguito al tweet del Presidente, la criptovaluta ha registrato un aumento improvviso e ha attirato investimenti per un valore di 4 miliardi di dollari, per poi scendere repentinamente, causando perdite ai cosiddetti “crypto bro” in tutto il mondo (quelli che speculano e rischiano, come modalità di essere anche influencer), che si sono presi la briga di caricare sui social network video in cui rinnegavano il presidente argentino. Abbiamo visto corpi maschili, spesso palestrati, infuriati per aver creduto nella promessa della motosega mondiale. Mascolinità ferite a livello di tradimento sentimentale.
Da Bukele a Trump fanno appello al mondo delle criptovalute, mentre allo stesso tempo richiamano alla restaurazione patriarcale e transfobica di un mondo con solo due generi, migranti respinti e prigioni private.
Cosa significa il fatto che siano proprio i primi ministri a inventarsi influencer per “creare” fiducia nell’investimento in un asset digitale? Cosa c’entra questa truffa speculativa con un tipo di mascolinità che scommette sul rischio, come risulta dalle indagini di Ariel Sánchez e Nicolás Pontaquarto del Dipartimento di Mascolinità del Ministero delle Donne e della Diversità della Provincia di Buenos Aires?
“Libertà finanziaria” (termine feticcio rivendicato dal presidente argentino, vera doppia faccia della “libertà che avanza” [il nome del partito di Milei, ndt]) implica l’offerta di una mascolinizzazione del rischio finanziario che cerca di attrarre i giovani con la promessa di un rapido successo monetario associato alla sostituzione della figura del maschio capofamiglia in declino. La “libertà finanziaria” funziona da potente richiamo per i giovani uomini, che il governo libertario ha scelto come soggetto preferito a cui offrire, a partire dall’età di 13 anni, conti correnti in dollari e diverse offerte istituzionali per trasformarli in soggetti finanziari.
Come abbiamo studiato, non si tratta di un fenomeno nuovo. La pandemia è stata l’ultimo grande laboratorio finanziario, un momento di espansione per app e portafogli virtuali, che ci dice molto di una soggettività allenata a speculare per vivere.
La proliferazione di prodotti finanziari nella vita quotidiana, combinata e integrata con le tecnologie digitali e i social network, diventa la chiave di una forma di frode messa in atto in nome della libertà.
Milei ha vinto le elezioni anche con la proposta di portare al massimo la radicalità della governance finanziaria delle nostre vite (la speculazione a cui sono costretti tutti coloro che hanno a che fare con la precarietà), a cui si aggiunge un discorso reazionario, misogino e patriarcale. Perché?
L’insicurezza portata nel quotidiano alimenta un discorso sulla necessità di “armarsi” e di cercare profitti, mentre allo stesso tempo è sostenuta da una mascolinità svalutata che deve essere affermata con mezzi che, rapidamente, generino una qualche forma di redditività, tanto economica quanto emotiva che in termini di posizione. La fragilità di questa scommessa finanziaria non la rende meno pericolosa, ma piuttosto più aggressiva. La promozione della speculazione finanziaria tra ə giovanə mette in gioco il loro rapporto con il futuro (che, in ultima analisi, è quello su cui la finanza vuole concentrarsi) e la loro capacità di “speculare” (il che significa, né più né meno, che immaginare), che richiede di essere declinata unicamente in una dimensione finanziaria.
Per creare una soggettività imprenditoriale fasulla
Proponiamo un’ulteriore chiave di lettura: l’obiettivo della promozione della speculazione da parte dello Stato è che i ragazzi si abituino a essere imprenditori in quanto sinonimo di speculatori, in un’accezione ben delimitata e ristretta di cosa si intende per speculazione. Si tratta di un ulteriore balzo verso l’idea di soggettività imprenditoriale individualizzante. La questione è come tutto questo si combina e si articola con un antifemminismo di Stato che promuove una restaurazione patriarcale eliminando l’educazione sessuale integrale (ESI) [introdotto nelle scuole argentine nel 2006 – ndt]. Anni fa denunciammo che nelle scuole venivano attaccati i contenuti dell’ESI e si integrava la formazione alla speculazione e alla precarietà per ə giovanə, seguendo certi contenuti della cosiddetta “educazione finanziaria”. Sono due processi paralleli che però devono essere considerati insieme.
Oggi questo fenomeno ha subito un’accelerazione, al punto che possiamo osservarlo direttamente: la libertà finanziaria si organizza in un continuum con la deregolamentazione e l’eliminazione di qualsivoglia rete produttiva non finanziarizzata, nonché con la disputa sul futuro delle giovani generazioni.
Imprenditori in quanto speculatori è un’offerta di modelli di mascolinità che cerca di associare il successo individuale alle gerarchie di genere. Il modo in cui questa offerta finanziaria “risponde” alla destabilizzazione della precarietà lavorativa dopo decenni di neoliberismo è evidente e indica una profonda connessione tra economia e genere.
Sulle reti sociali proliferano offerte di soggettivazione finanziaria, allenamento fisico e competizione, aprendo un nuovo campo di business ma, soprattutto, di “armamento” delle mascolinità che cercano di allontanare a loro volta la fragilità. Ad esempio, la dimensione comunitaria è svalutata perché è improduttiva e l’ethos dell’affermazione limita le diverse mascolinità possibili all’interno un individualismo disperato.
Ci troviamo di fronte a un salto di scala: Milei sostiene che una scommessa del genere “salverà” l’economia argentina, sostenuta dal debito e dal carry trade [pratica speculativa consistente nel contrarre prestiti in valute straniere con tassi di interesse più bassi, per cambiarli in valute con un rendimento degli investimenti maggiore – ndt], rendendo sempre più labile il confine tra frode e funzionamento ordinario di un patriarcato finanziario e coloniale.
Articolo pubblicato su “El Diario“; traduzione in italiano a cura di Michele Fazioli per DinamoPress
L’mmagine di copertina ritrae Javier Milei ed Elon Musk: foto di Gage Skidmore da Flickr.
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