ROMA

Gigliola Cutrera

La città cambia, cambiamo la città. Cosa succede a San Lorenzo?

Domenica 6 aprile al Parco dei Caduti del 19 Luglio 1943, alle 10,30, si svolgerà un incontro pubblico sulla trasformazione in atto nel quartiere di San Lorenzo, che ha provocato lo stravolgimento della vita delle persone, mentre si instaurano “zone rosse” per porre fine alla convivenza e alla socialità diffusa che fin dalla sua nascita ha caratterizzato il quartiere

Abitanti, associazioni e spazi sociali attivi nel quartiere di San Lorenzo a Roma hanno deciso di organizzare una discussione pubblica sulle trasformazioni, sempre più veloci e violente, che stanno incidendo sulla vita di chi abita in quel territorio.

L’appuntamento è per domenica 6 aprile al Parco dei Caduti del 19 Luglio 1943, alle 10,30.

L’occasione l’ha fornita l’inaugurazione del Social Hub, una struttura ricettiva che viene presentata come la “soluzione ideale” per turisti, studenti e nomadi digitali sparsi nel mondo che scelgono Roma come una delle destinazioni possibili. Prezzi inaccessibili!

Allo stesso segmento di utenti si rivolge il Soho Hotel costrui­to tre anni fa su un lotto liberato attraverso una demolizione di un edificio in via De Lollis. L’edificio di dieci piani ha le stesse caratteristiche delle altre sedi sparse in tutto il mondo. Settanta fra stanze e appartamenti arredati con lo stile del brand, la piscina sul tetto con vista sulla città, bar e ristorante accessibili ai soli soci, spa e palestra, sala cinematografica e spazio per il coworking. Non solo gli alberghi, anche le tante case che vengono costruite nei vuoti ancora esistenti o creati attraverso demolizioni sono offerte sul mercato a prezzi inarrivabili e spesso restano invendute.

Destinate non più agli studenti, che a lungo hanno rappresentato il segmento di mercato di riferimento, ma a residenti temporanei per periodi brevi o medio lunghi, vengono gestite da piattaforme digitali.

Le condizioni di vivibilità del quartiere sono peggiorate anno dopo anno. Il calo demografico segnala che non è avvenuta la sostituzione dei vecchi abitanti con nuovi residenti di ceto più abbiente, tipico fenomeno che indica la gentrificazione; piuttosto i nuovi abitanti si sono sommati ai pochi rimasti, senza che fra i due gruppi si sia creata quella coesione sociale che aveva caratterizzato il quartiere.

Lo spazio pubblico è stato cancellato e il generale abbandono di ogni cura e manutenzione da parte dell’amministrazione, viene descritto come degrado. La lettura del fenomeno degli insediamenti dei senza dimora, numerosi nel quartiere, produce conflitti fra chi la riduce a una questione di decoro e chi ne riconosce la povertà e l’esclusione. Alle realtà sociali che da tempo mettono in campo azioni di solidarietà nei loro confronti si risponde con azioni di controllo ed emarginazione.

San Lorenzo è diventata “zona rossa” per porre fine alla convivenza e alla socialità diffusa che fin dalla sua nascita ha caratterizzato il quartiere.

Ancora non è finita. Il prossimo intervento riguarderà l’area di via dei Lucani dove saranno realizzati tre edifici destinati a residenze, che si aggiungeranno a quanto è già stato realizzato. Nessun servizio previsto e lo spazio verde gestito dai privati, che, bontà loro, ne autorizzeranno l’uso pubblico. Un progetto molto lontano da quello che, dopo un lungo processo di partecipazione, avevano elaborato gli e le abitanti, che prevedeva spazi verdi, impianti sportivi, laboratori artigianali, spazi per la cultura e per le attività sociali, già attive nell’area.

La trasformazio­ne di San Lorenzo rappresenta in maniera didascalica come l’urbanistica, cioè la capacità dell’amministrazione pubblica di guidare la costruzione della città, mediando fra gli interessi privati e l’interesse pubblico, sia stata soppiantata dall’idea che la città è a disposizione di chi intende usarla per trarne valore.

San Lorenzo è un quartiere che cambia e che mantiene persistenze: cambia nella sua composizione sociale, con lo svuotamento delle attività artigianali, sostituite soprattutto dal commercio, non solo di somministrazione. Cambia nelle forme dell’abitare, che si caratterizzano sempre più come residenza temporanea e che vengono proposte come «investimento». Cambia ogni giorno anche la sua immagine. Il quartiere ottocentesco di case a blocco, che scandivano lo spazio con il ritmo delle finestre aperte sulle facciate, è diventato un mix di manufatti eterogenei, che ne hanno stravolto la morfologia.

Di fronte a tutto questo diventa urgente una riflessione per capire come reagire a chi intende cancellare tutti i percorsi condivisi fra chi ritiene la città un bene comune in grado di consentire agli uomini e le donne che la abitano di vivere felici.

A questo servirà la discussione di domenica, alla quale seguirà un momento di convivialità con la tavolata sociale aperta a tutti e tutte al Centro Anziani nel parco.

L’immagine di copertina è di Gigliola Cutrera

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