ITALIA

Un appello della diaspora ebraica in Italia contro la pulizia etnica in Palestina

L’appello di Lea e Mai indifferenti contro i crimini commessi a Gaza e i progetti, sponsorizzati da Trump e Netanyahu, di pulizia etnica segna una cesura, anche nella diaspora ebraica in Italia, con la passiva accettazione delle politiche israeliane

Oggi “il manifesto” e “Repubblica” hanno pubblicato un appello piuttosto visibile e ripreso anche dalla rubrica Fahrenheit su Rai3, firmato da circa 200 ebree ed ebrei italiani contro la pulizia etnica a Gaza, «contro – come si legge in un breve comunicato –  le violenze israeliane a Gaza e in Cisgiordania, chiedendo al governo italiano di non rendersi più complice di queste azioni. L’iniziativa riprende i temi di un analogo appello promosso da ebree ed ebrei statunitensi, che ha già raccolto migliaia di adesioni, tra cui quelle di trecentocinquanta rabbini».

A promuovere il testo italiano Ləa – Laboratorio Ebraico Antirazzista e Mai Indifferenti – Voci ebraiche per la pace, «due reti che si battono per una giusta pace in Medio Oriente, in opposizione alle politiche di segregazione e occupazione in Palestina, e contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo presente all’interno delle nostre società».

Come è noto a partire da dopo il 7 ottobre, di fronte alla feroce risposta del governo israeliano e del suo esercito, attuata con un ampio consenso del Paese, in tutto il mondo ebrei ed ebree di varia estrazione sociale e culturale si sono mobilitati contro quello che con il passare dei mesi ha assunto chiaramente i connotati di un genocidio, come successivamente hanno attestato anche autorevoli organismi internazionali.

Una parola che in questo periodo è stata accolta con diffidenza da parte  del mondo ebraico che vive fuori da Israele. Tanto è vero che anche in appelli precedenti, onde evitare, spaccature si è giustamente optato per termini diversi, privilegiando, come nell’appello di oggi,  «pulizia etnica». Questa ritrosia è comprensibile di fronte alla deriva lessicale che in questi anni ha portato a usare la parola genocidio con una certa frequenza e a volte in modo strumentale alla logica atlantista, stessa sorte seguita da  altri termini, basti pensare a “terrorista” e “terrorismo”.

Nel caso in questione emerge il dibattito storico sull’unicità della Shoah, che per ragioni di spazio non vogliamo toccare, ma che si è presentato anche dopo il 7 ottobre, nonché raffronti fuori luogo con paragoni storici tra il regime israeliano e quello hitleriano, nonché, a proposito di raffronti, il massacro di Hamas con i crimini nazisti.

Detto questo non ci sono dubbi che ciò che è accaduto a Gaza e sta proseguendo in Cisgiordania ci sembra abbia prodotto una benefica cesura, e potrebbe essere uno spartiacque per una parte della diaspora ebraica.

Prendendo a riferimento il contesto italiano, a parte le comunità israelitiche che nei confronti di Israele hanno lo stesso atteggiamento fideistico che avevano molti comunisti di fronte alla Russia di Stalin, anche chi continua ad avere un atteggiamento “affettivo”, nonostante tutto, verso lo Stato di Israele e si professa “sionista”, non ha esitato a prendere posizione, a dimostrazione di quanto siano superficiali le valutazioni, anche dal punto di vista storico sul sionismo, al di là del suo indubitabile “peccato originale”.

E qui c’è il nodo gordiano che ancora molti ebrei ed ebree esitano ad affrontare, non facendoci i conti: ci riferiamo alle origini colonialiste non solo dello Stato israeliano, ma delle caratteristiche presenti ampiamente nel flusso migratorio, (estremamente minoritario rispetto alla scelta di buona parte degli ebrei colpiti dalle persecuzioni di allora di dirigersi verso altri Paesi), che si indirizzò verso la Palestina all’ inizio del Novecento. Le radici del conflitto risalgono a quel periodo.

In ogni caso è positivo che, al di là delle differenze, un numero crescente di ebrei ed ebree, anche in Italia, si stia mobilitando contro i crimini israeliani. L’auspicio è che possa essere un preludio al taglio di quel nodo gordiano.

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